Ad ogni Mistress il suo schiavo

Anche gli schiavi non sono tutti uguali. Non sempre, infatti, il masochismo, cioè l’appagamento emotivo e sessuale derivante dal dolore fisico, è la motivazione che spinge un uomo a sottomettersi.
Spesso lo schiavo non è un masochista, non sente piacere nel dolore, ma prova soddisfazione nel venerare e annullarsi al volere della Mistress. Questo tipo di schiavo farebbe qualsiasi cosa pur di accontentare la sua Padrona, anche subire punizioni estreme.
So come, in apparenza, questa distinzione possa apparire soltanto una lieve sfumatura. Probabilmente l’incomprensione è scaturita proprio dalla nascita del termine «masochista» che, come molti sapranno, deriva dal romanzo «Venere in pelliccia» di Leopold von Sacher-Masoch (da cui Masochismo). Nel romanzo, Severino, il protagonista maschile, pur non mostrando alcuna predilezione per il dolore fisico, venera Wanda fino alle più estreme conseguenze, soggiacendo, pur di compiacerla, ad ogni volere di lei.
Il masochismo vero, ha una motivazione psico-fisiologica, mentre il piacere nel sottomettersi del nostro Severino, si fonda esclusivamente su aspetti psicologici.
Nel masochista e, in maniera più lieve, in ogni essere umano, piacere e dolore sono fisiologicamente sovrapponibili. Entrambi collegati al rilascio di endorfine che provocano sensazioni di euforia. La stessa molla che spinge gli amanti degli sport estremi a cimentarsi nelle loro imprese rischiose. O, più in piccolo, nelle forti sensazioni che chiunque di noi prova facendo un giro sulle montagne russe.
Ma perché ad una Mistress dovrebbe interessare se il suo schiavo è masochista o meno? La risposta è semplice: quando un masochista riceve una punizione dalla sua Padrona, in realtà sta ottenendo un favore. Quando, al contrario, ad essere punito è lo schiavo non-masochista, non prova alcun piacere fisico, ma sopporta il dolore perché sa che in questo modo sta compiacendo la sua Mistress.
In definitiva gli schiavi non-masochisti, sono più schiavi degli altri. Fedeli e sottomessi. Al contrario, i masochisti, sono maggiormente inclini a cambiare Padrona. Il dolore/piacere, per loro, non è strettamente collegato ad una donna in particolare, non subiscono quella fascinazione puramente psicologica che li porta a legarsi ad una sola persona.

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Sono il suo schiavo

Sono seduto sulla sedia. Questa si trova ad uguale distanza dal letto e dalla porta della camera della mia ragazza.

Lei si chiama Marta e sta entrando ora con indosso solo una leggera veste da notte che, trasparente, le si adagia sulle curve dolci e provocanti. Sotto solo un perizoma in tulle bianco.

Le gambe lisce ed abbronzate si muovono tese e suadenti mentre mi passa di fronte sorridendomi, mano nella mano con uno dei suoi amanti: Luca. Il profumo di muschio bianco che si libera nell’aria al passaggio di Marta, mi riempie i sensi e mi colma di dolci pensieri.

La mia ragazza mi rimpiazza a letto con altri ormai da un mese, da quando abbiamo deciso di comune accordo che io non sono in grado di appagarla come si deve: «Ormai mi disgusta pensare a te sessualmente» - mi disse quel fatidico giorno, e così per evitare di essere lasciato le ho chiesto se avessimo potuto rimanere comunque insieme e fare tutto come prima, eccettuato per la parte sotto le lenzuola.

Di fatto non cambia un gran che, continuiamo a baciarci, ad andare fuori insieme, a cena, al cinema, a casa con i suoi; solo che a volte mi capita di passare a prenderla a casa di Marco, o di Andrea, o di Paolo, anziché a casa sua, oppure finita la serata la riporto a dormire da uno dei suoi amanti.

Lei è buona e spesso mi usa dei modi gentili, come quella volta che andai a prenderla da Filippo e dopo averla aspettata fuori per circa mezz’ora mi disse: «Scusa per il ritardo, sei un amore ad avermi aspettato tanto» - e dopo un bacio, si scusò di nuovo per non aver fatto in tempo a lavarsi i denti dopo aver ingoiato lo sperma del suo amante.

Io non la tradisco mai e lei in cambio mi fa assistere qualche volta ai suoi amplessi, a patto che non sborri in sua presenza né tanto meno estragga il cazzo: «Il solo sapere che libero nell’aria in cui respiro anch’io ci sia il tuo piccolo puzzolente pene, beh mi fa ribrezzo!».

Tuttavia posso strofinarmelo da vestito, naturalmente fermandomi prima di eiaculare. Potrebbe succedere che un giorno Marta abbia pena di me e mi permetta di masturbarmi fino in fondo mentre la osservo.

Luca e Marta sono ora di fronte a me e si stanno baciando ardentemente. Lei gli lecca le labbra e mi ritorna in mente come era bella la sensazione della sua lingua umida sulla mia bocca, e come era eccitante il suo alito caldo e odoroso.

La mia ragazza si inginocchia e inizia a slacciargli i pantaloni, li abbassa e sfila dagli slip bianchi un pene moscio e ricurvo. Inizia a leccarglielo, a ciucciarglielo, mentre con la mano gli accarezza lo scroto che va irrigidendosi come turgido diviene il cazzo.

Tra le labbra morbide e rosse di Marta, accarezzato dal caldo respiro, ora c’è un cazzo eretto duro e venato che superbo si erge dal ventre appena appannato da un cuscinetto di grasso e dai peli pubici neri e ricci.

Il cazzo: il mio è ben poca cosa in confronto al suo, ed accetto la superiorità di Luca. Osservare il suo bellissimo uccello tra le ingenue mani di Marta è un piacere suadente: un fascio di nervi si tende e si gonfia, compatto a formare quel sublime monolite marmoreo, ma che mantiene intatta l’elasticità e la resistenza rendendolo flessibile e forte, come un braccio muscoloso intento a colpire la vittima inerme.

Capolavoro assoluto della natura è bello tanto più è grandioso (per fare l’amore forse non serve grosso, deve essere ben usato, ma da vedere, da maneggiare, un cazzo grosso si innalza orgoglioso sopra ogni piccolo pene).

Marta sta sorridendo mentre guarda negli occhi il suo amante e con la fredda delicata mano masturba l’infuocato cazzo.

Mi strofino l’uccello. Tra la mia mano vogliosa e l’insignificante pisello ci sono i jeans e i boxer.

«Sdraiati e spogliati» fa lei accattivante. Lui si spoglia e si butta sul letto nudo in un batter d’occhio. Marta mi guarda e sorridendo maliziosa inizia a spogliarsi della veste di seta.

Un corpo flessuoso, sodo, stupendo ed eccitante si schiude alla mia vista: una dea.

Il seno bianco si staglia sul torace abbronzato, la pelle liscia e giovane brilla alla luce.

Si volta e mostrando le gioie del suo fondoschiena, sfila le mutandine che esitano ad abbandonare l’incavatura tra i glutei tondi e ben costruiti: lì dove umido si trova il paradiso della mia immaginazione, lì dove tra poco la mia ragazza permetterà a Luca di appagare il proprio piacere, lì dove a me non è più consentito andare. Indugia appositamente a liberarsi del perizoma per aumentare lo struggimento dell’attesa.

Ho il cazzo duro e la mia mano l’accarezza.

Luca si maneggia l’asta ed io lo guardo compiaciuto vedendo i testicoli carnosi agitarsi su e giù.

Marta si siede, facendo scivolare le mutandine arrotolate lungo le gambe e infine passandole dai bei piedi nudi, le toglie e me le getta addosso (lei è buona ma io so di non avere il permesso di toccarle con le mie zozze mani).

La dea dell’amore si getta su Luca che impaziente attende i suoi servigi. Quando lei inizia a leccargli il glande, Luca sposta i capelli bruni e lunghi della mia ragazza in modo tale che io possa vedere meglio.

«Avvicinati a vedere come è brava la tua ragazza, guardone!» Luca si prende gioco di me, ma io schifosamente arrapato mi avvicino. Sono lì a pochi centimetri dalla bocca di Marta che è sul carnoso sesso del proprio amante e sento l’odore del cazzo.

A Marta piace sentire quell’odore e così consiglia ai suoi amanti di non lavarsi i genitali nei giorni in cui hanno gli incontri. Quell’odore acre e forte ora impregna certamente il fiato della mia dolce dea, che per questo più eccitata mi guarda e con l’animo gentile che le è proprio, mi lecca la bocca e il naso. Avverto ora più forte l’essenza di Luca che adesso è anche su di me.

Ho l’uccello che già mi scoppia: smetto di tastarlo altrimenti vengo.

Lei riprende a lavorare con le mani mentre mi guarda divertita, gli lecca il glande e poi mi bacia e poi di nuovo e infine mi chiede di leccarlo insieme a lei.

Io accetto e a contatto con le labbra di Marta ora alletto il pene del suo amante.

Il sapore è strano, quasi salato. Marta si scosta un po’ e mi fa cenno di continuare, Luca mi guarda senza mostrare nessuna emozione particolare (forse era già a conoscenza dei piani di Marta), così inizio a darmi da fare su quel bel cazzo cicciottello.

Lo succhio lo lecco, so cosa può far piacere ad un uomo, intanto con la mano glielo agito in su ed in giù. Marta mi scosta la testa e riprende a spompinarlo di gusto, vedo quell’asta di carne umidiccia entrare nella bocca di Marta, lo vedo sprofondare tra le rosse morbide labbra, sulle quali si va a formare un accumulo di saliva che presto comincia a scivolargli giù fino al mento, da dove gocciola e raggiunge il lenzuolo. Io continuo a fargli la sega.

Sta per venire, sia io che la mia ragazza lo sappiamo, così lei si stacca dal grondante cazzo ed aspetta la venuta di sborra, mentre io continuo a maneggiarglielo con destrezza.

«Siii» ansima Luca ormai prossimo all’orgasmo.

«Dai! Vienimi in bocca» supplica Marta.

Io accelero il moto della mia mano e faccio sborrare il pene di Luca in bocca e sulla faccia della mia ragazza.

Una schiuma biancastra viene spruzzata intermittente sul viso celestiale della mia dea, che accoglie il seme del suo amante placida e divertita.

Sento il piacere di Luca attraverso la mia mano, ma purtroppo a me non è permesso avere un orgasmo in presenza della mia ragazza, così anche se il mio uccello è in fiamme, per provare piacere, aspetterò finché i due amanti saranno nuovamente pronti per fare sesso, e quella volta sarà Marta ad essere appagata.

Io intanto attendo.

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