di Enjoy
Non era la prima volta che Gio doveva farlo, era un pò una seccatura, ma purtroppo ogni tanto capitava che mamma gli chiedesse di tener dietro alla cuginetta per conto suo, dovendo uscire per faccende inderogabili. La cuginetta in questione era una ragazzina di quattordici anni, un pò viziata, abituata a fare quello che più la faceva divertire. Era difficile starle dietro, e sopratutto era difficile evitare che combinasse qualche guaio in casa. Gio aveva 18 anni, una serie di ragazze da corteggiare e poca voglia di star dietro ad una bambina, ma per quel sabato era bloccato in casa, a fare il babysitter..
“Mi raccomando Gio”, disse la madre prima di uscire, “stai attento ad Elena e non imbambolarti davanti al computer come al solito”. Detto questo Anna, uscì, non senza dare un bacio ad Elena ed a salutarla con un “Mi raccomando fai la brava eh”.
Sì, come no! Pensò Gio. Se solo fosse stata di qualche anno più grande, Gio avrebbe potuto godersi meglio la situazione. Elena era una bella ragazzina, per quanto giovane, con dei lunghi capelli castani, due occhioni grigio-azzurro che rapivano, ed un corpo che già iniziava a svilupparsi bene, con un seno abbastanza pronunciato ed un sederino ben tornito dai corsi in piscina che frequentava da qualche anno. Il tutto messo in risalto da quel vestitino leggero, con una gonna corta, data la calda giornata estiva.
Inutile rimuginare su certe cose, riflette Gio, vediamo di piazzare la cugina e fare dell’altro.
“Allora Elena”, le disse Gio, “ti va di vedere la tv? Dai vieni, la sala sai dov’è no?” Aggiunse, ed insieme si avviarono in sala, dove, oltre alla tv c’era anche il suo portatile.
Elena si piazzò immediatamente sul tappeto davanti alla tv, sdraiata sulla pancia, a guardare il suo programma preferito, Gio si mise seduto sulla poltrona alle sue spalle, con il suo portatile in mano, a dare un occhiata ad alcuni documenti che gli aveva passato un suo amico definendoli “piuttosto interessanti”.
Non badava alla cugina più di tanto, solo ad un certo punto osservò cosa stava succedendo in tv, sentendo Elena sogghignare. Da quello che poteva capire, uno dei personaggi di non sapeva quale cartone animato aveva appena preso un colpo tra le gambe, dato che era a terra in posizione fetale con le mani all’inguine, la responsabile del colpo era invece in piedi accanto a lui, mostrando il risultato di quello che aveva fatto ad una stupita amica. La cosa aveva un che di comico in effetti, sopratutto per quell’innata abilità umoristica che hanno i creatori di disegni animati e che tirano fuori per le scene più svariate.
Dato che la cosa non lo interessava poi più di tanto, Gio tornò al suo portatile, non senza lanciare uno sguardo un pò più che curioso alla curva del sedere della cugina, ed anche alle sue mutandine, ormai ben visibili dato che il vestitino che indossava si era un pò alzato sui fianchi di Elena.
Ad un certo momento entrambi vennero disturbati dal cellulare, che si trovava in camera di Gio, il ragazzo appoggiò il pc sulla poltrona, chiudendo un pò il monitor e corse in camera. Elena, curiosa com’era, ne approfittò per dare un’occhiata a ciò che tanto teneva occupato il suo cugino grande. Una volta alzato il monitor, si trovò davanti ad una bella biondina intenta ad un lavoro di bocca. Nonostante fosse una ragazzina, Elena sapeva bene cosa stava guardando, e le poche cose che sapeva dei computer le permisero di dare un occhiata estasiata anche ad altre immagini che erano inequivocabili. In una riconobbe addirittura un’amica di Gio, pensò di essersi sbagliata, anche a causa della difficile visuale di ripresa, ma poi ne vide altre in cui non era completamente nuda e fu sicura di riconoscere Laura, un’amica di Gio che un paio di volte venne a casa del cugino con un altro ragazzo.
Sentendo che il cugino era al termine della sua chiamata, rimise velocemente a posto tutto, e come se nulla fosse se ne tornò a guardare i cartoni in tv.
Gio tornò in sala, si rimise sul divano e ricominciò la sua attenta osservazione. Dopo un pò, anche i cartoni terminarono, Elena ne approfittò per fare un pò di zapping sul satellite, in cerca di qualcosa di interessante, sempre però pensando a ciò che aveva scoperto sul cugino. Ad un certo punto vide un film che forse poteva avere una qualche scena interessante, e ad un certo punto infatti, uno dei protagonisti si prese un colpo tra le gambe. La ragazza scoppiò a ridere, richiamando l’attenzione di Gio che, notato ciò che stava avvenendo sullo schermo, pensò quasi meccanicamente “E due” e poi guardò Elena, che si girò a guardarlo esclamando “divertente vero”.
“Eh, come no” le rispose Gio. E mentre tornava ad osservare il suo monitor, lanciò un’altro sguardo molto chiaro al sedere di Elena. La ragazza notò la cosa, e ripensando a ciò che aveva visto sul pc, a ciò che aveva visto in tv ed all’occhiata di Gio, cominciò a pensare a come poteva sfruttare la situazione per provare una cosa che da qualche tempo la incuriosiva non poco: i colpi ai genitali maschili.
Con noncuranza si rigirò verso il cugino, aprendo appena le gambe e lasciando intravedere il cavallo delle sue mutandine.
“Senti posso farti una domanda?” disse Elena a gio
Il cugino la guardò un pò incuriosito ed un pò anche scocciato, insomma stava vedendo della roba interessante.
“Dai, sentiamo”
“Ma davvero vi fanno così male?”
“Come?” ribattè il cugino “di che parli?”
“Dai, hai visto anche tu cosa è successo in quel film, sai di cosa parlo” incalzò la ragazza, aggiungendo un risolino malizioso
“E da quando ti interessano queste cose?
“Insomma, me lo dici o no?”
“E va bene”, si arrese Gio, “no, a dire il vero no, quello è un film, è finzione, devono fare scena, altrimenti non avrebbe senso”
“Davvero? Eppure sembrava molto reale” ribattè Elena, che non voleva darla vinta al cugino ed era decisa ad arrivare da qualche parte, anche se nemmeno lei sapeva bene dove
“Come ti ho detto era un film, deve sembrare reale”
La ragazza stette in silenzio qualche secondo, a pensare, e poi ribattè “ma ti è mai capitato di ricevere un colpo?”
“A chi? A me?”, quasi esclamò Gio
“E certo, non sto forse parlando con te. Ti è mai successo?”
“No mai” e questa era la verità
“E come fai a dire che non fa così male se non ti è successo?”
“Come, come faccio?” ribattè sulla difensiva Gio, “lo so è basta”
“Troppo comodo, chi mi assicura che sia vero quello che dici, se non hai mai provato”
“Beh, dovrai credemri sulla parola mi sa”.
Così dicendo Gio credette di aver chiuso il discorso, ma Elena ormai aveva deciso che voleva provare e così girandosi completamente verso il cugino, e piegando le ginocchia con le gambe leggermente aperte, in modo da offire una piena visuale a Gio, domandò
“Mi fai provare?”
Gio si girò verso di lei un pò sbigottito, solo per un attimo la guardò tra le gambe, poi
“Ma sei matta?! Ma cosa ti viene in mente! Certo che no”
“Perchè no?” ribatte Elena “se è vero che non fanno poi tanto male, che ti costa lasciarmi provare, poi così ne sarò convinta”
“Non ci penso nemmeno!” esclamò Gio
“Nemmeno se io faccio, o meglio se non faccio una certa cosa?” domandò con un fare molto malizioso Elena
“Come?”
“Guarda che lo so che cosa stai guardando così avidamente! Quel computer è pieno di donne nude”
“E allora” ribattè il ragazzo sulla difensiva
“Beh, alcune mi sembra di conoscerle, cosa direbbe, come si chiama, ah sì Laura se sapesse quello che hai su quel pc?E cosa direbbe la zia a sapere che fai certe cose?”
“Non oserai vero?”, ora Gio era un pò spaventato, quelle foto di Laura erano state prese di nascosto da un suo amico, ed oltretutto non voleva che sua mamma sapesse quello che aveva sul portatile
“Beh, se tu non fai una cosina per me, non puoi pretendere che io faccia qualcosa per te”
Era una ragazzina, pensò Gio, ma era molto intelligente e diabolica, con un sospiro si arrese dicendo “e va bene, ma per questa volta solo ok?”
“Beh, intanto vediamo, sei ancora convinto che non faccia così male?”
“Certo” disse deciso il ragazzo
“Bene, quindi saresti in grado di stare in piedi, diciamo per tre calci?”
“Tre?”
“Sì tre”
“Sì penso di sì”
“Sei disposto a scommettere?”
“E cosa vorresti scommettere?”
“Beh, se resti in piedi tutto si chiude” disse la ragazza, “ma se invece vinco io, e tu non resisti soddisferai un pò di mie curiosità va bene?”
“Che genere di curiosità” chiese Gio sulla difensiva
“E’ un segreto” disse ridendo la ragazza, e poi chinandosi un pò verso di lui e mettendogli le mani sulle ginocchia “dai dai dai, per piacere”
“E va bene” disse il ragazzo alzando le mani a mo di arresa, “va bene”
“Ahh grazie” esclamò Elena, sdraiandosi sulla schiena, ma lasciando le gambe piegate bene aperte. Gio non si perse lo spettacolo, in fondo era giovane, ma era molto carina. Elena lo guardò senza farsi vedere e notò come la stava fissando fra le gambe, questo le causava un turbinio di pensieri a cui faticava a star dietro, pensava sopratutto che avrebbe potuto sfruttare anche questo a suo vantaggio.
“Forza dai cugino, in pedi” disse ad un certo punto alzandosi “sono proprio curiosa”
Gio si alzò di malavoglia e si mise davanti alla ragazzina
“Andiamo, apri un pò le gambe” disse lei mettendosi le mani sui fianchi “altrimenti come faccio, me lo spieghi?”
Gio si fece forza ed allargò le gambe
“Dov’è che devo colpire di preciso?” chiese incuriosità la ragazza osservando l’inguine coperto dai pantaloncini del cugino, sui pantaloni si notava ancora un pò il bozzo dell’erezione che aveva accompagnato la visione delle foto da parte di Gio, ma Elena ancora non ci aveva fatto caso
“Come dove? Non sai nemmeno dove sono?!” esclamò il ragazzo
“E come faccio a saperlo, io mica le ho quelle cose lì” ribattè lei
“Uffa, e va bene, si trovano qui” disse il ragazzo indicando la zona
“Lì?”. Elena non era molto convinta della cosa, o meglio, aveva dei dubib in generale anche se non lo dava a vedere. Gio pensava che lo volesse prendere in giro, e così, deciso a finire in fretta quella cosa esclamò rivolto alla cuginetta
“Senti alza una gamba e dammi il piede”
“Come?” disse lei che sembrava non aver capito
“Dai, alza la gamba”
Lei fece cme gli veniva detto, Gio afferrò il suo piede e se lo portò tra le gambe, all’altezza dei testicoli, glielo muoveva un pò per farle capire dove colpire
“Ecco” le disse, “senti? Sono lì, forza”
E così dicendo lasciò andare il suo piede. Elena rimase ancora un pò a saggiare la zona poi si decise, tirò indietro la gamba e lasciò partire un calcio più piano che forte, che impattò in mezzo alle palle di Gio. Il ragazzo sbuffò un pò, provando un pò di dolore quasi immediato, ma stette in piedi tranquillamente. Era il primo colpo che riceveva e credeva peggio, pensava che avrebbe potuto resistere bene. Dal canto suo Elena aveva sentito chiaramente le palle di Gio sotto il suo piede, le aveva sentite schiacciarsi e questo le aveva provato una strana sensazione di divertimento.
“Ed uno” disse il ragazzo un pò rinfrancato dal livello basso di dolore che sentiva e dalla prospettiva di uscirne indenne o quasi.
“Sì” Disse Elena, “ora forza che tocca al secondo”
Ancora una volta prese la mira, saggiò i testicoli di lui col piede, e stavolta si accorse che il fratello stava diventando duro, questo le provocò un sorriso che si affrettò a nascondere, e le diede anche la spinta per caricare molto di più il colpo. Ad un certo punto, poco prima di partire con il secondo calcio, le venne da dire
“Senti chiudi gli occhi”
“Come? E perchè?” rispose un pò incuriosito Gio
“Così, dai chiudili, che ti costa”
“E va bene” si arrese lui “va bene, ecco”
E chiuse gli occhi. Non sapeva nemmeno lei il motivo di quella richiesta, le era venuta di getto. Tastò ancora col piede la zona da colpire, sentì ancora una volta l’uccello sempre più duro del ragazzo e poi staccò il piede, fece un passo indietro e lasciò partire il colpo.
Fu un calcio molto più forte quello che arrivò in pieno nelle palle del ragazzo, Elena aveva caricato bene la gamba, ed aveva colpito in pieno un pò con la punta del piede nudo entrambe le palle di Gio, schiacciandole forte e spingendole indietro verso il sedere del ragazzo. Fu una sensazione che le diede un forte brivido, ma ancora di più la fece divertire sentire il gridolino sommesso di dolore di Gio e vedere come si portava le mani all’inguine per poi inginocchiarsi a terra.
Dal canto suo Gio non aveva pensato che non vedere arrivare il colpo fosse peggio. Non sapendo quando avrebbe colpito sua cugina non si era preparato bene, e poi il forte calcio, il piede di lei che gli aveva schiacciato le palle in modo preciso e pesante gli provocò subito un forte dolore. Lo sentì partire dall’inguine, arrivargli nello stomaco e poi nelle gambe, dopo un secondo o due, crollò in ginocchio tenendosi le palle, e mugolando dal dolore, accorgendosi appena delle risatine di Elena e della sua voce che ripeteva “ho vinto! ho vinto!”
Un inizio stantio: scrivo questo diario per ordine di Silvia, mia Signora e Padrona. Appena ascesa al potere Silvia mi ha imposto di tenere un piccolo quaderno nero e di riportarvi sensazioni e pensieri senza alcuna riserva.
Sarà anche stantio come inizio ma, una volta tanto, è vero. Lo giuro sul mio onore. Non so che fine faranno questi appunti, non so se qualcuno li leggerà mai, per questo motivo mi scuso da subito per la forma che sarà inevitabilmente frammentaria e sconclusionata. Non so dove vado a parare e non so se vado a parare da qualche parte; sono solo appunti quotidiani scritti per ordine di Silvia. Lei è una creatura mitologica, un presente senza storia, carne di ragazzina e sangue di puttana centenaria.
5 Aprile - Senza slip
Senza slip per un rituale d’obbedienza e sottomissione. In questi ultimi dieci anni ho letto e riletto l’Histoire d’O con una frequenza che ha qualcosa di maniacale, anche per un pervertito. Ma non mi ero mai posto il problema di come fosse quella sensazione per un uomo.
Credo non ci siano differenze sostanziali, l’ho scoperto oggi, è stata una delle prime cose che Silvia mi ha imposto dopo questo “golpe” sessuale che l’ha portata in 24 ore ad assumere il ruolo di dominante. Stamattina mentre ero in ufficio mi ha chiamato sul cellulare e mi ha dato quell’ordine, chiuditi in bagno, togliti le mutande e resta così fino a nuovo ordine. Guai a te…
Non credo sia molto diverso per un uomo. Il contatto della stoffa con il cazzo si sente. Il contatto ti ricorda l’umiliazione, l’umiliazione ti ricorda la dominazione, la dominazione te lo fa venire duro.
Quando sei senza slip e ti viene duro si vede. Questo ti umilia ancora di più. È un circolo virtuoso: umiliazione-dominazione-eccitazione.
Pausa pranzo, bar gesticolante impiegati di banca e dipendenti della regione: una ragazza mi squadra incuriosita, forse ha notato qualcosa. Oppure è stata soltanto la mia immaginazione istigata dall’abbigliamento impostomi.
7 Aprile 2000 - Candele
La sodomizzazione sembra inventata volutamente per sottomettere. E’ incredibile quello che si riesce ad ottenere anche con una semplice candela. Il dolore è soprattutto all’inizio. Dopo hai due opzioni:
Opzione n.1: fai resistenza e continui a sentire dolore.
Opzione n.2: ti lasci andare, sottomesso, e il dolore si ammorbidisce. Non passa, soltanto si trasforma e ti trasforma…
Conclusione: prima ti sottometti prima smetti di sentirti spaccare in due.
Silvia ha detto che la prossima volta userà uno di quegli accrocchi da sexy shop, quelli che usano le lesbiche: un cazzo di gomma con un sistema di cinte e imbracature per permettere ad una donna di fissarselo al ventre donandole una virilità posticcia.
Quello di sicuro “sottomette” rapidamente. Ma anche le candele fanno bene il loro lavoro.
8 Aprile 2000 - Cera bollente
Stasera ho scoperto un’altra valenza sadica delle candele: la cera bollente sui testicoli, sul pene, sui capezzoli. Rispetto alla sodomizzazione questo dolore è più cristallino. Forse non ti entra nell’anima passando per il buco del culo, ma comunque fa un male cane. Garantito. Comunque tutto dolore meritato. Cara Silvia…
11 Aprile 2000 - In quiete
Sono due giorni che Silvia non si fa viva. Ho avuto tempo per leccarmi un po’ le ferite.
Dopo cena ho acceso lo stereo, ho messo su “In The Flat Field” dei Bauhaus ad un volume da denuncia e mi sono seduto al computer. Notepad… Provo a scrivere qualcosa… Magari una poesia (giornata creativa, eh?):
Ho un collo costruito per portare collari
Polsi cablati per le manette
Gambe docili da inginocchiare
Una lingua mobile per carezzare
Una lingua facile…
Vietami le mani
Vietami la luce
Vietami la voce
Vietami il silenzio
Vietami i pensieri
Vietami il canto
Vietami il giorno
Vietami l’orgasmo
Violenta senza rancore in questa notte di catene
E’ un corpo morbido da predare
Se lo vuoi
Pessima. Posso fare di meglio.
12 Aprile - La frusta
Riguardo alla fustigazione lessi in qualche romanzo erotico che il dolore maggiore sono le prime 4-5 frustate. Poi - diceva il romanzo - in qualche modo ci si abitua; la sensibilità diminuisce,il dolore si attenua, etc… Si, col cavolo! L’idiota che ha scritto questa cosa non l’ha mai provata sulla sua pelle. Fanno male TUTTE, dalla prima all’ultima. Ed è sempre peggio, e ad ogni nuovo colpo le tue suppliche si fanno sempre più rumorose, sempre più striscianti.
Era una furia scatenata Silvia, oggi si è rifatta dei tre giorni d’assenza, e in tre giorni d’assenza della tua Padrona di mancanze “meritevoli di una buona punizione” ne commetti tante, è inevitabile.
Non si attenua proprio un bel niente, per un po’ non commetterò “mancanze meritevoli di una buona punizione”. Dovrò scendere a compromessi con la mia indole anarchica.
13 Aprile - Perversioni catodiche
TV - seconda serata, stanno trasmettendo un reportage sui “nuovi costumi sessuali degli italiani” (sic!) o qualcosa dal genere… Ad un certo punto il discorso si sposta su sadomasochismo, feticismo e compagnia cantante, allora mi faccio più attento. Ecco che il giornalista-presentatore tira fuori il suo asso nella manica: l’intervista allo psicanalista freudiano. Il giornalista-presentatore ostenta a tratti ora un divertimento beota, ora uno sguardo accigliato e carico di preoccupazione. Si rivolge deferente e fasullo allo psicanalista freudiano… E ci dica Professore, ci dica: il sadomasochismo è una malattia?
“Vede - caro giornalista-presentatore - io credo che il sadomaso rappresenti la sessualizzazione di un piacere distruttivo, il piacere per il potere e la sottomissione. In ultima analisi un’esperienza anaffettiva che non ha bisogno di partner con cui stabilire scambi relazionali”…
Cretino.
Non che abbia qualcosa contro la psicanalisi, per carità… Al contrario, io AMO la psicanalisi. La amo proprio di un amore fisico, morboso, sudaticcio… Ogni volta che sento citare Freud mi viene duro. Del resto si tratta pur’sempre di una scienza fondata da un cocainomane. In pratica uno dei più grandi trip del 900. Come si potrebbe non amarla?
Ogni volta che sento parlare uno psicanalista mi viene in mente una sequenza di Blade Runner, quella dove si vede uno dei replicanti ribelli sottoposto a un test psicologico; a un certo punto il replicante alza gli occhi sullo sbirro-psicologo e gli fa: “mia madre? Sai cosa ti dico di mia madre?”… Io AMO la psicanalisi.
È l’una di notte. Silvia non si à sentita. Click - Fine delle trasmissioni.
14 Aprile - Collari
Il collare in questione è particolare. Non si tratta di uno di quei caratteristici collari sadomaso tutti borchiati e barocchi (carini anche quelli!). In effetti, il termine “collare” è poco appropriato poiché non si chiude intorno al collo…
E’ un laccio, un laccio che si stringe ben saldo alla base del pene. L’altra estremità si stringe al polso della mano destra.
La lunghezza cambia in base al mio tono di voce o al capriccio del momento. Mi lascia così quasi ogni notte. Non è doloroso, però lo senti che c’è. Ha detto che domani vuole portarmi a Porta Portese, ha voglia di compere, monili, anelli o qualche altro gingillo per decorare e segnare il suo schiavo. Devo passarla a prendere domattina alle 8. Puntuale ovviamente. E guai a sgarrare… Ovviamente.
16 Aprile 2000 - Porta Portese
Sbrigati. I mercatini sono tutti uguali. Da Roma a Berlino, da Madrid a Parigi, a Istanbul, a Mosca… Eternamente uguali… Secondo me sono in franchising.
In franchising i marocchini col taffettà con il loro artigianato tipico africano (anche quello in franchising, naturalmente).
In franchising gli hippie di mezza età che vendono incenso.
In franchising le bancarelle di libri usati.
In franchising i tendoni con i mobili in arte povera.
In franchising le saponette biologiche agli angoli della piazza.
In franchising le collane, gli anelli, gli orecchini, le spillette con l’icona della cannabis.
Forse sono in franchising anche i clienti.
ODIO i mercatini, andrebbero rasi al suolo per fare posto alla Grande Distribuzione.
In giro per mercatini… Riflettendoci è una tortura anche questa. Ma sono raffinatezze.
19 Aprile 2000 - Castità
Ho compreso una cosa importante: L’astinenza sessuale forzata è uno strumento di sottomissione e dominio senza pari. Altro che fruste e catene, altro che sodomizzazioni e cera bollente. Non c’è paragone.
“L’inibizione dell’orgasmo, che sia dilatata in lunghi periodi tramite il divieto del rapporto sessuale oppure consumata in sedute brevi e intense, pone il soggetto costretto all’astinenza in stato di eccitazione nervosa e ipersensibilità. E’ il prodromo ideale per disporre a piacimento del sottomesso da parte del Dominante, Master o Mistress, che vede esaltati, nel suo sub, i processi e gli stimoli all’adorazione da parte di questi.”
Appunto.
Certo, scrivere aiuta. Un po’. Magari scrivere pseudo racconti pseudoerotici. Certo, tutto si può sublimare, ma è come il metadone per un eroinomane: minestra riscaldata. Sono convinto che gli scrittori più prolifici non scopino mai abbastanza. Se si scopasse di più la storia della letteratura sarebbe certamente diversa.
Silvia si è trattenuta poco, giusto il tempo necessario a impartire questi nuovi ordini di negazione dell’orgasmo, giusto il tempo per strusciarsi un po’ contro il mio corpo e sentire il mio cazzo indurirsi contro il suo vestitino rosso. È andata via con leggerezza, lasciandomi a combattere con la mia mancata soddisfazione sessuale e il divieto di masturbarmi. Altro che Mogol/Battisti.
23 Aprile 2000 - Mutazioni
Oggi si à fatta leccare. Se ne stava seduta sul divano con indosso una delle mie camice lasciata aperta, le mutandine di cotone e il reggiseno bianco i capelli raccolti in una crocchia. Se ne stava con un piede per terra e l’altro sul divano. Ho baciato e leccato, metodo e devozione.
Quando si è sciolta i capelli e sfilata le mutandine ho capito che mi voleva con la testa tra le sue gambe. È bello essere usati.
Ubbidivo. Strisciando il sesso contro la sua gamba, “come fanno i cani” e mi sentivo davvero così, come un animale. Silvia non esitava certo a ricordarmelo. Lo so che quando mi dice che sono un suo “animaletto” o un suo “oggetto” lo fa solo per umiliarmi, ma la faccenda non cambia. Se sei lì che ti strusci con il cazzo contro la gamba della tua Padrona e sbavi eccitato implorando qualche goccia di orgasmo lo diventi seriamente un oggetto.
Mezzo uomo mezzo cane in calore. Una mutazione, come in quei film di Cronemberg. Altro che Mogol/Battisti.
***
Dopo la Primavera Silvia comprò una frusta nuova, fiammante,ornata di chiodi e nera come il silenzio. Per qualche minuto Studiò il suo nuovo acquisto. Mi ami? Lo valutò, lo annusò, lo soppesò con attenzione… Soddisfatta si diresse verso la figura nuda incatenata da ore al termosifone. Si ma quanto mi ami?
Sono seduto sulla sedia. Questa si trova ad uguale distanza dal letto e dalla porta della camera della mia ragazza.
Lei si chiama Marta e sta entrando ora con indosso solo una leggera veste da notte che, trasparente, le si adagia sulle curve dolci e provocanti. Sotto solo un perizoma in tulle bianco.
Le gambe lisce ed abbronzate si muovono tese e suadenti mentre mi passa di fronte sorridendomi, mano nella mano con uno dei suoi amanti: Luca. Il profumo di muschio bianco che si libera nell’aria al passaggio di Marta, mi riempie i sensi e mi colma di dolci pensieri.
La mia ragazza mi rimpiazza a letto con altri ormai da un mese, da quando abbiamo deciso di comune accordo che io non sono in grado di appagarla come si deve: «Ormai mi disgusta pensare a te sessualmente» - mi disse quel fatidico giorno, e così per evitare di essere lasciato le ho chiesto se avessimo potuto rimanere comunque insieme e fare tutto come prima, eccettuato per la parte sotto le lenzuola.
Di fatto non cambia un gran che, continuiamo a baciarci, ad andare fuori insieme, a cena, al cinema, a casa con i suoi; solo che a volte mi capita di passare a prenderla a casa di Marco, o di Andrea, o di Paolo, anziché a casa sua, oppure finita la serata la riporto a dormire da uno dei suoi amanti.
Lei è buona e spesso mi usa dei modi gentili, come quella volta che andai a prenderla da Filippo e dopo averla aspettata fuori per circa mezz’ora mi disse: «Scusa per il ritardo, sei un amore ad avermi aspettato tanto» - e dopo un bacio, si scusò di nuovo per non aver fatto in tempo a lavarsi i denti dopo aver ingoiato lo sperma del suo amante.
Io non la tradisco mai e lei in cambio mi fa assistere qualche volta ai suoi amplessi, a patto che non sborri in sua presenza né tanto meno estragga il cazzo: «Il solo sapere che libero nell’aria in cui respiro anch’io ci sia il tuo piccolo puzzolente pene, beh mi fa ribrezzo!».
Tuttavia posso strofinarmelo da vestito, naturalmente fermandomi prima di eiaculare. Potrebbe succedere che un giorno Marta abbia pena di me e mi permetta di masturbarmi fino in fondo mentre la osservo.
Luca e Marta sono ora di fronte a me e si stanno baciando ardentemente. Lei gli lecca le labbra e mi ritorna in mente come era bella la sensazione della sua lingua umida sulla mia bocca, e come era eccitante il suo alito caldo e odoroso.
La mia ragazza si inginocchia e inizia a slacciargli i pantaloni, li abbassa e sfila dagli slip bianchi un pene moscio e ricurvo. Inizia a leccarglielo, a ciucciarglielo, mentre con la mano gli accarezza lo scroto che va irrigidendosi come turgido diviene il cazzo.
Tra le labbra morbide e rosse di Marta, accarezzato dal caldo respiro, ora c’è un cazzo eretto duro e venato che superbo si erge dal ventre appena appannato da un cuscinetto di grasso e dai peli pubici neri e ricci.
Il cazzo: il mio è ben poca cosa in confronto al suo, ed accetto la superiorità di Luca. Osservare il suo bellissimo uccello tra le ingenue mani di Marta è un piacere suadente: un fascio di nervi si tende e si gonfia, compatto a formare quel sublime monolite marmoreo, ma che mantiene intatta l’elasticità e la resistenza rendendolo flessibile e forte, come un braccio muscoloso intento a colpire la vittima inerme.
Capolavoro assoluto della natura è bello tanto più è grandioso (per fare l’amore forse non serve grosso, deve essere ben usato, ma da vedere, da maneggiare, un cazzo grosso si innalza orgoglioso sopra ogni piccolo pene).
Marta sta sorridendo mentre guarda negli occhi il suo amante e con la fredda delicata mano masturba l’infuocato cazzo.
Mi strofino l’uccello. Tra la mia mano vogliosa e l’insignificante pisello ci sono i jeans e i boxer.
«Sdraiati e spogliati» fa lei accattivante. Lui si spoglia e si butta sul letto nudo in un batter d’occhio. Marta mi guarda e sorridendo maliziosa inizia a spogliarsi della veste di seta.
Un corpo flessuoso, sodo, stupendo ed eccitante si schiude alla mia vista: una dea.
Il seno bianco si staglia sul torace abbronzato, la pelle liscia e giovane brilla alla luce.
Si volta e mostrando le gioie del suo fondoschiena, sfila le mutandine che esitano ad abbandonare l’incavatura tra i glutei tondi e ben costruiti: lì dove umido si trova il paradiso della mia immaginazione, lì dove tra poco la mia ragazza permetterà a Luca di appagare il proprio piacere, lì dove a me non è più consentito andare. Indugia appositamente a liberarsi del perizoma per aumentare lo struggimento dell’attesa.
Ho il cazzo duro e la mia mano l’accarezza.
Luca si maneggia l’asta ed io lo guardo compiaciuto vedendo i testicoli carnosi agitarsi su e giù.
Marta si siede, facendo scivolare le mutandine arrotolate lungo le gambe e infine passandole dai bei piedi nudi, le toglie e me le getta addosso (lei è buona ma io so di non avere il permesso di toccarle con le mie zozze mani).
La dea dell’amore si getta su Luca che impaziente attende i suoi servigi. Quando lei inizia a leccargli il glande, Luca sposta i capelli bruni e lunghi della mia ragazza in modo tale che io possa vedere meglio.
«Avvicinati a vedere come è brava la tua ragazza, guardone!» Luca si prende gioco di me, ma io schifosamente arrapato mi avvicino. Sono lì a pochi centimetri dalla bocca di Marta che è sul carnoso sesso del proprio amante e sento l’odore del cazzo.
A Marta piace sentire quell’odore e così consiglia ai suoi amanti di non lavarsi i genitali nei giorni in cui hanno gli incontri. Quell’odore acre e forte ora impregna certamente il fiato della mia dolce dea, che per questo più eccitata mi guarda e con l’animo gentile che le è proprio, mi lecca la bocca e il naso. Avverto ora più forte l’essenza di Luca che adesso è anche su di me.
Ho l’uccello che già mi scoppia: smetto di tastarlo altrimenti vengo.
Lei riprende a lavorare con le mani mentre mi guarda divertita, gli lecca il glande e poi mi bacia e poi di nuovo e infine mi chiede di leccarlo insieme a lei.
Io accetto e a contatto con le labbra di Marta ora alletto il pene del suo amante.
Il sapore è strano, quasi salato. Marta si scosta un po’ e mi fa cenno di continuare, Luca mi guarda senza mostrare nessuna emozione particolare (forse era già a conoscenza dei piani di Marta), così inizio a darmi da fare su quel bel cazzo cicciottello.
Lo succhio lo lecco, so cosa può far piacere ad un uomo, intanto con la mano glielo agito in su ed in giù. Marta mi scosta la testa e riprende a spompinarlo di gusto, vedo quell’asta di carne umidiccia entrare nella bocca di Marta, lo vedo sprofondare tra le rosse morbide labbra, sulle quali si va a formare un accumulo di saliva che presto comincia a scivolargli giù fino al mento, da dove gocciola e raggiunge il lenzuolo. Io continuo a fargli la sega.
Sta per venire, sia io che la mia ragazza lo sappiamo, così lei si stacca dal grondante cazzo ed aspetta la venuta di sborra, mentre io continuo a maneggiarglielo con destrezza.
«Siii» ansima Luca ormai prossimo all’orgasmo.
«Dai! Vienimi in bocca» supplica Marta.
Io accelero il moto della mia mano e faccio sborrare il pene di Luca in bocca e sulla faccia della mia ragazza.
Una schiuma biancastra viene spruzzata intermittente sul viso celestiale della mia dea, che accoglie il seme del suo amante placida e divertita.
Sento il piacere di Luca attraverso la mia mano, ma purtroppo a me non è permesso avere un orgasmo in presenza della mia ragazza, così anche se il mio uccello è in fiamme, per provare piacere, aspetterò finché i due amanti saranno nuovamente pronti per fare sesso, e quella volta sarà Marta ad essere appagata.
La mia Padrona mi ha portato in un bel ristorante di lusso. Il cameriere ci accompagna al tavolo. Siamo entrambi molto eleganti, lei ha un abito da sera di seta nera con un decolté molto profondo. Sbirciando, di profilo, posso scorgere quasi interamente i suoi magnifici seni.
«Ti comando» - dice lei - «Dammelo ora!»
Il locale è quasi pieno, ed io sono imbarazzatissimo dalla richiesta. Per fortuna la tovaglia è molto grande e arriva a coprire quasi interamente le nostre ginocchia.
Con una mano, mentre l’altra tamburella sul tavolo, calo la zip abbasso le mutande e tiro fuori l’uccello. Guardandomi intorno nella speranza che nessuno veda.
«Non va bene schiavo» - fa la padrona - «Tira fuori tutto! Voglio abbassarmi sotto al tavolo e vedere cazzo e palle».
«Sì, Mistress!»
Tira fuori dalla borsa una specie di guinzaglio di cuoio che termina con un cappio. Mi passa un capo, mentre l’altro lo tiene in mano lei.
«Infilaci cazzo e palle dentro»
Obbedisco, sempre controllando che i vicini di tavolo non si rendano conto di nulla. Appena lei si accorge che i miei gioielli sono al guinzaglio, tira un colpo violento, facendo stringere forte il cappio, strangolando i miei genitali in un immenso piacere.
La serata trascorre piacevolmente, sia per l’ottimo cibo che per la gradevole compagnia della mia Padrona. Di tanto in tanto, magari proprio mentre sto per mandare giù un boccone, lei si ricorda di dare un piccolo strappo al guinzaglio, mandandomi di traverso il cibo.
Finita la cena, ordiniamo il caffè. La mia Padrona si allunga leggermente sotto il tavolo carezzandomi dolcemente il cazzo durissimo. Poi tira fuori dalla borsa una piccola bottiglietta vuota, di quelle usate per i medicinali, e me la porge. «Vai alla toilette, fatti una sega e sborra in questo flacone. Poi riportalo a me. Hai tre minuti!».
Slaccio il guinzaglio dal mio pacco, tiro su velocemente la zip e mi dirigo ai gabinetti. Mi chiudo dentro e comincio a segarmi velocemente, fantastico sulle porcherie che la mia padrona potrebbe fare con il mio sperma e, molto prima del tempo a disposizione, esplodo riempiendo completamente il flaconcino di sperma.
Ritorno al tavolo giusto in tempo per il caffè. Appena il cameriere si allontana «Dammi il flaconcino» - fa lei – e, rapidamente, versa tutta la sborra nella mia tazzina.
«Da oggi in poi il caffè lo berrai sempre corretto con la tua crema».
«Grazie Mistress» - dico io sorseggiando il caffè.
La tavola è apparecchiata. Tutti gli ordini della Padrona li ho eseguiti. Lei ora si trova al piano superiore, nella sua stanza, si sta cambiando d’abito. Attendo, paziente, che scenda, sono in ginocchio e nudo, come ordinato dalla Signora.
Quando mi aveva lasciato solo questa mattina, ho cominciato a provare svariate sensazioni, talvolta contrastanti. Una miscela di ansia e gioia, impazienza ed eccitazione.
E’ il nostro primo incontro, dopo mesi trascorsi, dapprima a postare sui forum di BallBusting.it, poi passati a chattare su Msn. Finché ieri mi ha scritto che la sua cameriera si era licenziata e che forse io sarei potuto diventare il suo schiavo, sbrigare le faccende e prepararle la cena. Mi lascia il suo indirizzo e si raccomanda di farmi trovare fuori casa sua, con la faccia sullo zerbino, alle 8.00 in punto.
Alle 7.30 sono già sul suo zerbino, ma la porta si apre soltanto alle 8.30. Sollevo lo sguardo e vedo la Padrona che ogni schiavo desidera, corpo perfetto, capelli neri raccolti in uno chignon, sguardo austero: incantevole! Con la scarpa mi ributta la testa in basso. «Non ti ho ordinato di guardare! Striscia dentro, verme!» - poi aggiunge - «Questi sono i tuoi compiti per oggi» - lasciando svolazzare per terra un foglio di carta. Lei esce per andare in ufficio, lasciandomi solo con una marea di compiti da eseguire e quel foglio di carta impregnato del suo profumo.
In questo momento sto per perdere il controllo, spero che torni presto, ho bisogno della sua forza dominatrice.
Il ticchettio dei tacchi annuncia il suo arrivo - Meravigliosa Padrona - Ora non indossa più il tailleur che aveva al ritorno dall’ufficio, una tuta in latex le fascia completamente il corpo e gli stivali la rendono perfino più Maestosa.
«Prostrati schiavo!» - ordina - «Lecca e bacia i miei stivali!»
«Sì Padrona, grazie Padrona» - E obbediente, con la faccia a terra, lecco i suoi stivali. Lei piega leggermente un ginocchio, sollevando lo stivale. Capisco subito cosa desidera e lo prendo tutto in bocca, leccando e succhiando il tacco.
«Finalmente» - esclama lei - «forse ho un nuovo animale domestico. E sembra anche ben ammaestrato».
«Sì Padrona, non ve ne pentirete, nel caso decideste di tenermi con Voi»
«Vedremo» - risponde lei - «Ora però ho fame, servimi la cena»
Servo la cena in maniera impeccabile. Voglio che tutto sia perfetto e che la Padrona non si arrabbi per qualche mia sbadataggine.
«Davvero molto buono Animale! Vuoi assaggiare?»
«Sì Miss, la prego» - rispondo.
«Vai a prendere la ciotola che si trova a terra nella cucina» - ordina lei.
Io obbedisco, porto la ciotola e la sistemo vicino al tavolo, accanto ai suoi piedi. La Padrona taglia dei pezzetti di roast beef e li lascia cadere nella ciotola.
«Puoi mangiare. Ma non usare le mani!»
Io nudo, a quattro zampe, afferrando i pezzi di carne con la bocca, ripulisco per bene la ciotola.
La Padrona passa, in un’affettuosa carezza, le sue mani tra i miei capelli.
Sto per avere un’erezione, ma devo controllarmi, non so come potrebbe reagire la Signora. Cerco di pensare ad altro, a situazioni sgradevoli. Ma è tutto inutile, il mio cazzo non vuole saperne di stare buono.
Mentre il pensiero di come tenere a bada il mio turgore attraversava la mente, vedo ondeggiarmi davanti agli occhi il gatto a nove code della Padrona.
Lei si alza, io resto in ginocchio ai suoi piedi, attendendo ordini.
«Questa è la tua ultima possibilità» - fa lei - «sei ancora in tempo ad andartene, prima che ti metta il collare trasformandoti nel mio cane, schiavo, capro espiatorio, giocattolo, oggetto » - «Allora, cosa decidi?»
«Voglio restare con Voi Signora, il mio più grande desiderio è potervi servire. Saprò essere il vostro schiavo ideale, sono esattamente il servo di cui una Padrone del vostro rango ha bisogno, Vi prego di assoggettarmi, sarò obbediente e servile e desideroso di Voi attraverso l’umiliazione. Vi supplico di rendermi più umile di quanto già sia e, se piace a Voi, Padrona, potrete far uso del mio cazzo, delle mie palle, del mio culo, della mia bocca. Padrona desidero servirvi. Rinuncio a me stesso e affido ai Vostri desideri il mio corpo e la mia anima. Rinnego ogni mia volontà per soddisfare Voi e, se lo gradite, anche i vostri amici.
Dopo un silenzio per me interminabile, la Signora esclama: «Bene, il tuo addestramento sta per iniziare. Apparterrai esclusivamente a me. Sarai mia proprietà personale. La tua formazione sarà lunga e rigorosa. Comporterà disciplina, umiliazione, dolore, schiavitù e culto della mia persona. Sei pronto bestia?»