Terapia d’urto

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Piccola ma grande

di Enjoy
Non era la prima volta che Gio doveva farlo, era un pò una seccatura, ma purtroppo ogni tanto capitava che mamma gli chiedesse di tener dietro alla cuginetta per conto suo, dovendo uscire per faccende inderogabili. La cuginetta in questione era una ragazzina di quattordici anni, un pò viziata, abituata a fare quello che più la faceva divertire. Era difficile starle dietro, e sopratutto era difficile evitare che combinasse qualche guaio in casa. Gio aveva 18 anni, una serie di ragazze da corteggiare e poca voglia di star dietro ad una bambina, ma per quel sabato era bloccato in casa, a fare il babysitter..
“Mi raccomando Gio”, disse la madre prima di uscire, “stai attento ad Elena e non imbambolarti davanti al computer come al solito”. Detto questo Anna, uscì, non senza dare un bacio ad Elena ed a salutarla con un “Mi raccomando fai la brava eh”.
Sì, come no! Pensò Gio. Se solo fosse stata di qualche anno più grande, Gio avrebbe potuto godersi meglio la situazione. Elena era una bella ragazzina, per quanto giovane, con dei lunghi capelli castani, due occhioni grigio-azzurro che rapivano, ed un corpo che già iniziava a svilupparsi bene, con un seno abbastanza pronunciato ed un sederino ben tornito dai corsi in piscina che frequentava da qualche anno. Il tutto messo in risalto da quel vestitino leggero, con una gonna corta, data la calda giornata estiva.
Inutile rimuginare su certe cose, riflette Gio, vediamo di piazzare la cugina e fare dell’altro.
“Allora Elena”, le disse Gio, “ti va di vedere la tv? Dai vieni, la sala sai dov’è no?” Aggiunse, ed insieme si avviarono in sala, dove, oltre alla tv c’era anche il suo portatile.
Elena si piazzò immediatamente sul tappeto davanti alla tv, sdraiata sulla pancia, a guardare il suo programma preferito, Gio si mise seduto sulla poltrona alle sue spalle, con il suo portatile in mano, a dare un occhiata ad alcuni documenti che gli aveva passato un suo amico definendoli “piuttosto interessanti”.
Non badava alla cugina più di tanto, solo ad un certo punto osservò cosa stava succedendo in tv, sentendo Elena sogghignare. Da quello che poteva capire, uno dei personaggi di non sapeva quale cartone animato aveva appena preso un colpo tra le gambe, dato che era a terra in posizione fetale con le mani all’inguine, la responsabile del colpo era invece in piedi accanto a lui, mostrando il risultato di quello che aveva fatto ad una stupita amica. La cosa aveva un che di comico in effetti, sopratutto per quell’innata abilità umoristica che hanno i creatori di disegni animati e che tirano fuori per le scene più svariate.
Dato che la cosa non lo interessava poi più di tanto, Gio tornò al suo portatile, non senza lanciare uno sguardo un pò più che curioso alla curva del sedere della cugina, ed anche alle sue mutandine, ormai ben visibili dato che il vestitino che indossava si era un pò alzato sui fianchi di Elena.
Ad un certo momento entrambi vennero disturbati dal cellulare, che si trovava in camera di Gio, il ragazzo appoggiò il pc sulla poltrona, chiudendo un pò il monitor e corse in camera. Elena, curiosa com’era, ne approfittò per dare un’occhiata a ciò che tanto teneva occupato il suo cugino grande. Una volta alzato il monitor, si trovò davanti ad una bella biondina intenta ad un lavoro di bocca. Nonostante fosse una ragazzina, Elena sapeva bene cosa stava guardando, e le poche cose che sapeva dei computer le permisero di dare un occhiata estasiata anche ad altre immagini che erano inequivocabili. In una riconobbe addirittura un’amica di Gio, pensò di essersi sbagliata, anche a causa della difficile visuale di ripresa, ma poi ne vide altre in cui non era completamente nuda e fu sicura di riconoscere Laura, un’amica di Gio che un paio di volte venne a casa del cugino con un altro ragazzo.
Sentendo che il cugino era al termine della sua chiamata, rimise velocemente a posto tutto, e come se nulla fosse se ne tornò a guardare i cartoni in tv.
Gio tornò in sala, si rimise sul divano e ricominciò la sua attenta osservazione. Dopo un pò, anche i cartoni terminarono, Elena ne approfittò per fare un pò di zapping sul satellite, in cerca di qualcosa di interessante, sempre però pensando a ciò che aveva scoperto sul cugino. Ad un certo punto vide un film che forse poteva avere una qualche scena interessante, e ad un certo punto infatti, uno dei protagonisti si prese un colpo tra le gambe. La ragazza scoppiò a ridere, richiamando l’attenzione di Gio che, notato ciò che stava avvenendo sullo schermo, pensò quasi meccanicamente “E due” e poi guardò Elena, che si girò a guardarlo esclamando “divertente vero”.
“Eh, come no” le rispose Gio. E mentre tornava ad osservare il suo monitor, lanciò un’altro sguardo molto chiaro al sedere di Elena. La ragazza notò la cosa, e ripensando a ciò che aveva visto sul pc, a ciò che aveva visto in tv ed all’occhiata di Gio, cominciò a pensare a come poteva sfruttare la situazione per provare una cosa che da qualche tempo la incuriosiva non poco: i colpi ai genitali maschili.
Con noncuranza si rigirò verso il cugino, aprendo appena le gambe e lasciando intravedere il cavallo delle sue mutandine.
“Senti posso farti una domanda?” disse Elena a gio
Il cugino la guardò un pò incuriosito ed un pò anche scocciato, insomma stava vedendo della roba interessante.
“Dai, sentiamo”
“Ma davvero vi fanno così male?”
“Come?” ribattè il cugino “di che parli?”
“Dai, hai visto anche tu cosa è successo in quel film, sai di cosa parlo” incalzò la ragazza, aggiungendo un risolino malizioso
“E da quando ti interessano queste cose?
“Insomma, me lo dici o no?”
“E va bene”, si arrese Gio, “no, a dire il vero no, quello è un film, è finzione, devono fare scena, altrimenti non avrebbe senso”
“Davvero? Eppure sembrava molto reale” ribattè Elena, che non voleva darla vinta al cugino ed era decisa ad arrivare da qualche parte, anche se nemmeno lei sapeva bene dove
“Come ti ho detto era un film, deve sembrare reale”
La ragazza stette in silenzio qualche secondo, a pensare, e poi ribattè “ma ti è mai capitato di ricevere un colpo?”
“A chi? A me?”, quasi esclamò Gio
“E certo, non sto forse parlando con te. Ti è mai successo?”
“No mai” e questa era la verità
“E come fai a dire che non fa così male se non ti è successo?”
“Come, come faccio?” ribattè sulla difensiva Gio, “lo so è basta”
“Troppo comodo, chi mi assicura che sia vero quello che dici, se non hai mai provato”
“Beh, dovrai credemri sulla parola mi sa”.
Così dicendo Gio credette di aver chiuso il discorso, ma Elena ormai aveva deciso che voleva provare e così girandosi completamente verso il cugino, e piegando le ginocchia con le gambe leggermente aperte, in modo da offire una piena visuale a Gio, domandò
“Mi fai provare?”
Gio si girò verso di lei un pò sbigottito, solo per un attimo la guardò tra le gambe, poi
“Ma sei matta?! Ma cosa ti viene in mente! Certo che no”
“Perchè no?” ribatte Elena “se è vero che non fanno poi tanto male, che ti costa lasciarmi provare, poi così ne sarò convinta”
“Non ci penso nemmeno!” esclamò Gio
“Nemmeno se io faccio, o meglio se non faccio una certa cosa?” domandò con un fare molto malizioso Elena
“Come?”
“Guarda che lo so che cosa stai guardando così avidamente! Quel computer è pieno di donne nude”
“E allora” ribattè il ragazzo sulla difensiva
“Beh, alcune mi sembra di conoscerle, cosa direbbe, come si chiama, ah sì Laura se sapesse quello che hai su quel pc?E cosa direbbe la zia a sapere che fai certe cose?”
“Non oserai vero?”, ora Gio era un pò spaventato, quelle foto di Laura erano state prese di nascosto da un suo amico, ed oltretutto non voleva che sua mamma sapesse quello che aveva sul portatile
“Beh, se tu non fai una cosina per me, non puoi pretendere che io faccia qualcosa per te”
Era una ragazzina, pensò Gio, ma era molto intelligente e diabolica, con un sospiro si arrese dicendo “e va bene, ma per questa volta solo ok?”
“Beh, intanto vediamo, sei ancora convinto che non faccia così male?”
“Certo” disse deciso il ragazzo
“Bene, quindi saresti in grado di stare in piedi, diciamo per tre calci?”
“Tre?”
“Sì tre”
“Sì penso di sì”
“Sei disposto a scommettere?”
“E cosa vorresti scommettere?”
“Beh, se resti in piedi tutto si chiude” disse la ragazza, “ma se invece vinco io, e tu non resisti soddisferai un pò di mie curiosità va bene?”
“Che genere di curiosità” chiese Gio sulla difensiva
“E’ un segreto” disse ridendo la ragazza, e poi chinandosi un pò verso di lui e mettendogli le mani sulle ginocchia “dai dai dai, per piacere”
“E va bene” disse il ragazzo alzando le mani a mo di arresa, “va bene”
“Ahh grazie” esclamò Elena, sdraiandosi sulla schiena, ma lasciando le gambe piegate bene aperte. Gio non si perse lo spettacolo, in fondo era giovane, ma era molto carina. Elena lo guardò senza farsi vedere e notò come la stava fissando fra le gambe, questo le causava un turbinio di pensieri a cui faticava a star dietro, pensava sopratutto che avrebbe potuto sfruttare anche questo a suo vantaggio.
“Forza dai cugino, in pedi” disse ad un certo punto alzandosi “sono proprio curiosa”
Gio si alzò di malavoglia e si mise davanti alla ragazzina
“Andiamo, apri un pò le gambe” disse lei mettendosi le mani sui fianchi “altrimenti come faccio, me lo spieghi?”
Gio si fece forza ed allargò le gambe
“Dov’è che devo colpire di preciso?” chiese incuriosità la ragazza osservando l’inguine coperto dai pantaloncini del cugino, sui pantaloni si notava ancora un pò il bozzo dell’erezione che aveva accompagnato la visione delle foto da parte di Gio, ma Elena ancora non ci aveva fatto caso
“Come dove? Non sai nemmeno dove sono?!” esclamò il ragazzo
“E come faccio a saperlo, io mica le ho quelle cose lì” ribattè lei
“Uffa, e va bene, si trovano qui” disse il ragazzo indicando la zona
“Lì?”. Elena non era molto convinta della cosa, o meglio, aveva dei dubib in generale anche se non lo dava a vedere. Gio pensava che lo volesse prendere in giro, e così, deciso a finire in fretta quella cosa esclamò rivolto alla cuginetta
“Senti alza una gamba e dammi il piede”
“Come?” disse lei che sembrava non aver capito
“Dai, alza la gamba”
Lei fece cme gli veniva detto, Gio afferrò il suo piede e se lo portò tra le gambe, all’altezza dei testicoli, glielo muoveva un pò per farle capire dove colpire
“Ecco” le disse, “senti? Sono lì, forza”
E così dicendo lasciò andare il suo piede. Elena rimase ancora un pò a saggiare la zona poi si decise, tirò indietro la gamba e lasciò partire un calcio più piano che forte, che impattò in mezzo alle palle di Gio. Il ragazzo sbuffò un pò, provando un pò di dolore quasi immediato, ma stette in piedi tranquillamente. Era il primo colpo che riceveva e credeva peggio, pensava che avrebbe potuto resistere bene. Dal canto suo Elena aveva sentito chiaramente le palle di Gio sotto il suo piede, le aveva sentite schiacciarsi e questo le aveva provato una strana sensazione di divertimento.
“Ed uno” disse il ragazzo un pò rinfrancato dal livello basso di dolore che sentiva e dalla prospettiva di uscirne indenne o quasi.
“Sì” Disse Elena, “ora forza che tocca al secondo”
Ancora una volta prese la mira, saggiò i testicoli di lui col piede, e stavolta si accorse che il fratello stava diventando duro, questo le provocò un sorriso che si affrettò a nascondere, e le diede anche la spinta per caricare molto di più il colpo. Ad un certo punto, poco prima di partire con il secondo calcio, le venne da dire
“Senti chiudi gli occhi”
“Come? E perchè?” rispose un pò incuriosito Gio
“Così, dai chiudili, che ti costa”
“E va bene” si arrese lui “va bene, ecco”
E chiuse gli occhi. Non sapeva nemmeno lei il motivo di quella richiesta, le era venuta di getto. Tastò ancora col piede la zona da colpire, sentì ancora una volta l’uccello sempre più duro del ragazzo e poi staccò il piede, fece un passo indietro e lasciò partire il colpo.
Fu un calcio molto più forte quello che arrivò in pieno nelle palle del ragazzo, Elena aveva caricato bene la gamba, ed aveva colpito in pieno un pò con la punta del piede nudo entrambe le palle di Gio, schiacciandole forte e spingendole indietro verso il sedere del ragazzo. Fu una sensazione che le diede un forte brivido, ma ancora di più la fece divertire sentire il gridolino sommesso di dolore di Gio e vedere come si portava le mani all’inguine per poi inginocchiarsi a terra.
Dal canto suo Gio non aveva pensato che non vedere arrivare il colpo fosse peggio. Non sapendo quando avrebbe colpito sua cugina non si era preparato bene, e poi il forte calcio, il piede di lei che gli aveva schiacciato le palle in modo preciso e pesante gli provocò subito un forte dolore. Lo sentì partire dall’inguine, arrivargli nello stomaco e poi nelle gambe, dopo un secondo o due, crollò in ginocchio tenendosi le palle, e mugolando dal dolore, accorgendosi appena delle risatine di Elena e della sua voce che ripeteva “ho vinto! ho vinto!”

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Bondage, giù dall’Empire State Building

Con bondage (dall’inglese schiavitù, soggezione) si indicano un insieme di pratiche sessuali basate sulla costrizione fisica ottenuta con legature che impediscono i movimenti, fino ad arrivare a pratiche più complesse che limitano le percezioni sensoriali.
Partendo dal light bondage, cioè il legare solo mani e/o piedi, si arriva a forme di annodamento complete, in cui si impedisce ogni movimento al sub (mummification o mummificazione), o addirittura impedendogli ogni contatto col terreno (suspension).
Regine del bondage restano le corde, con cui bisogna avere una notevole pratica. Le corde, se mal utilizzate, possono impedire al sangue di fluire correttamente (talvolta si fa con intenzione, per esempio per rendere dolente e sensibile il seno femminile). Bisogna sempre controllare e rimuovere le corde non appena gli arti iniziano ad apparire violacei. Inoltre l’errato utilizzo delle corde può irritare ed infiammare le terminazioni nervose, causando dolori ed insensibilità degli arti che possono durare anche a lungo o diventare permanenti (casi limite).
Tuttavia il bondage non ha limiti se non la propria fantasia e, sorvolando sulle manette, che oramai sono diventate un accessorio comune anche per i fautori del sesso alla missionaria, è possibile praticarlo con nastri, corsetti, cuoio, film di nylon, latex, pellicola trasparente per alimenti. Inoltre esistono forme di bondage che prevedono l’utilizzo di particolari attrezzature per legare lo schiavo alle pareti o al soffitto, oppure ci sono tute che, una volta indossate, possono essere riempite d’aria immobilizzando il corpo e limitando le percezioni sensoriali, sacchi che permettono anche la sospensione del sub, cappucci di cuoio o stoffa, insomma, gli accessori e i materiali per giocare con il bondage sono praticamente infiniti.
Ma cosa si prova durante il bondage?
Personalmente ritengo sia la pratica dove meglio si riesce ad acquisire la consapevolezza della propria impotenza. Escludendo le prime volte, dove può innescarsi una forma d’ansia per la perdita di controllo sul proprio corpo, man mano che si procede nell’esperienza, si impara a lasciarsi andare completamente in una piacevole forma di apatia. Ad un certo punto, mentre si è imbacuccati come salami, una parte del nostro cervello è come si spegnesse.  E’ quella parte che normalmente ci spinge ad agire, ad essere pronti, vigili e reattivi a qualsiasi stimolo, la stessa parte dove si sviluppa l’ansia. Di tanto in tanto sarà la Mistress, con un colpo di frusta, un calcio o uno schiaffo, a tirarci giù nella realtà in modo così repentino da provare un vuoto d’aria, come precipitare in una frazione di secondo dall’Empire State Building mentre si riceve una secchiata di acqua gelata.
Il bondage è una pratica che mi sento di consigliare, anche se, per farlo in modo sicuro c’è bisogno di molto buon senso e un po’ di pratica iniziale. In ogni caso, mai e poi mai, perdere di vista chi sta subendo il bondage, anche se molte Mistress nelle loro fantasie sarebbero tentate di uscire a far compere lasciando lo slave legato e con un dildo nel culo, non bisogna mai farlo. Potrebbe accadere di tutto.

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Bondage maschile

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Femdom, japan mistress

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Il massaggio prostatico o postillonage

Il massaggio prostatico o postillonage, altrimenti definito mungitura della prostata (dall’inglese prostate milking) è una tecnica che consiste nello stimolare opportunamente la prostata allo scopo di ritardare l’orgasmo maschile (e la conseguente eiaculazione) e di aumentarne l’intensità.
Il massaggio prostatico può essere effettuato sia in modo indiretto, premendo al centro del perineo (la zona tra i testicoli e l’ano), che in modo diretto, introducendo nell’ano per circa 5 cm. dita o altri oggetti (preferibilmente lubrificati per evitare escoriazioni).
L’individuazione della prostata al tatto è molto semplice poiché, durante l’erezione, l’afflusso di sangue l’ingrossa e l’indurisce.
La ghiandola prostatica è tra le zone erogene più sensibili nel maschio, e per questo viene paragonato al punto G femminile, col nome di punto L; grazie a questa sensibilità gli orgasmi raggiunti grazie al massaggio alla prostata (in aggiunta alle altre pratiche sessuali) hanno generalmente un’intensità notevolmente maggiore, oltre che una durata maggiore.
Fino a questo punto sembrerebbe solo una pratica piacevole, che poco ha a che fare con il BDSM, tuttavia, tra i giochi sessuali FemDom più diffusi c’è il Tease and Denial o T&D, letteralmente Tormento e Dinigo che consiste nel portare e mantenere in uno stato di perenne eccitazione il maschio senza permettergli di raggiungere l’orgasmo o meglio procrastinandolo di molto nel tempo.
Benché il corpo umano abbia dei suoi meccanismi di protezione e sfogo, questa pratica può dar luogo all’insorgenza di patologie più o meno gravi derivanti dall’accumulo eccessivo di liquido seminale nell’apparato genitale maschile.
Qui entra in gioco il massaggio o mungitura del maschio il quale provoca uno svuotamento involontario del liquido prostatico senza che ci sia un reale orgasmo. Ciò permette alla Mistress di continuare i suoi giochi erotici per ore, senza dover sottostare alle limitazioni degli orgasmi maschili.
Col tempo e con la pratica, molti maschi vivono questa pratica come estremamente piacevole, seppur differente dall’orgasmo, apprezzandola come esperienza erotica fine a se stessa.
Una variante del massaggio prostatico classico, ancora più efficace, consiste nel posizionare una borsa del ghiaccio sul pene e sullo scroto. Il ghiaccio va sistemato pochi  minuti prima del massaggio e tenuto finché non è completato.
Questo tipo di sottomissione e umiliazione maschile è finalizzata al desiderio di essere premiati. Il desiderio è una fase di piacevole sofferenza che termina con l’orgasmo. Per questo molti uomini si assoggettano volentieri a questa pratica. Senza una Mistress che prende il comando del loro piacere, difficilmente sarebbero in grado di controllarsi, raggiungendo, tra l’altro un appagamento più gratificante di un normale, ma fugace, incontro sessuale.

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Massaggio prostatico

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Cuckold, portare le corna con stile

Con il termine inglese cuckold si definisce l’uomo che coscientemente e liberamente spinge la propria partner a vivere esperienze sessuali con altri uomini (a loro volta denominati bull (tori) con allusione alla prestanza fisica di questi animali).
Il fenomeno del cuckoldismo è aumentato con l’avvento di internet che ha consentito un aumento esponenziale dei contatti tra persone appassionate del genere; inoltre la visione dell’immensa quantità di pornografia presente sulla rete, a livello inconscio, sembra fare accrescere il desiderio di mettere in atto tale pratica con il proprio partner.
Anche il cuckoldismo rientra tra le pratiche BDSM, da cui attinge principalmente gli aspetti di sottomissione al genere femminile e di feticismo. Spesso il rapporto cuckold è accompagnato da altre pratiche di umiliazione proprie del BDSM.
La partner di un cuckold, essendo la parte dominante della coppia, impone regole che vietano o limitano al cuckold il raggiungimento dell’orgasmo. Talvolta al cuckold è proibito anche il semplice contatto fisico con la propria partner. Il cuckold può assistere al rapporto sessuale tra la partner e il suo Bull, da cui e subisce commenti , insulti o ordini umilianti. L’umiliazione del cuckold può spingersi anche a rapporti sessuali passivi con il bull.
Non sempre i tradimenti della partner sono con più uomini. Anzi, spesso si assiste ad una forma di fedeltà all’interno di questo nucleo. Talvolta il cuckold diventa amico del bull, con cui condivide anche dei rapporti di vita extrasessuale.
La caratteristica fondamentale del cuckoldismo è l’esaltazione della libertà sessuale femminile. Raramente si osserva un fenomeno inverso, dove la donna incita il proprio uomo a tradirlo.

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Al marito cornuto piace guardare

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Sì, ma quanto mi ami?

(Dal Diario di uno schiavo)

Prologo

Un inizio stantio: scrivo questo diario per ordine di Silvia, mia Signora e Padrona. Appena ascesa al potere Silvia mi ha imposto di tenere un piccolo quaderno nero e di riportarvi sensazioni e pensieri senza alcuna riserva.

Sarà anche stantio come inizio  ma, una volta tanto, è vero. Lo giuro sul mio onore. Non so che fine faranno questi appunti, non so se qualcuno li leggerà mai, per questo motivo mi scuso da subito per la forma che sarà inevitabilmente frammentaria e sconclusionata. Non so dove vado a parare e non so se vado a parare da qualche parte; sono solo appunti quotidiani scritti per ordine di Silvia. Lei è una creatura mitologica, un presente senza storia, carne di ragazzina e sangue di puttana centenaria.

5 Aprile - Senza slip

Senza slip per un rituale d’obbedienza e sottomissione. In questi ultimi dieci anni ho letto e riletto l’Histoire d’O con una frequenza che ha qualcosa di maniacale, anche per un pervertito. Ma non mi ero mai posto il problema di come fosse quella sensazione per un uomo.

Credo non ci siano differenze sostanziali, l’ho scoperto oggi, è stata una delle prime cose che Silvia mi ha imposto dopo questo “golpe” sessuale che l’ha portata in 24 ore ad assumere il ruolo di dominante. Stamattina mentre ero in ufficio mi ha chiamato sul cellulare e mi ha dato quell’ordine, chiuditi in bagno, togliti le mutande e resta così fino a nuovo ordine. Guai a te…

Non credo sia molto diverso per un uomo. Il contatto della stoffa con il cazzo si sente. Il contatto ti ricorda l’umiliazione, l’umiliazione ti ricorda la dominazione, la dominazione te lo fa venire duro.

Quando sei senza slip e ti viene duro si vede. Questo ti umilia ancora di più. È un circolo virtuoso: umiliazione-dominazione-eccitazione.

Pausa pranzo, bar gesticolante impiegati di banca e dipendenti della regione: una ragazza mi squadra incuriosita, forse ha notato qualcosa. Oppure è stata soltanto la mia immaginazione istigata dall’abbigliamento impostomi.

7 Aprile 2000 - Candele

La sodomizzazione sembra inventata volutamente per sottomettere. E’ incredibile quello che si riesce ad ottenere anche con una semplice candela. Il dolore è soprattutto all’inizio. Dopo hai due opzioni:

  • Opzione n.1: fai resistenza e continui a sentire dolore.
  • Opzione n.2: ti lasci andare, sottomesso, e il dolore si ammorbidisce. Non passa, soltanto si trasforma e ti trasforma…

Conclusione: prima ti sottometti prima smetti di sentirti spaccare in due.

Silvia ha detto che la prossima volta userà uno di quegli accrocchi da sexy shop, quelli che usano le lesbiche: un cazzo di gomma con un sistema di cinte e imbracature per permettere ad una donna di fissarselo al ventre donandole una virilità posticcia.
Quello di sicuro “sottomette” rapidamente. Ma anche le candele fanno bene il loro lavoro.

8 Aprile 2000 - Cera bollente

Stasera ho scoperto un’altra valenza sadica delle candele: la cera bollente sui testicoli, sul pene, sui capezzoli. Rispetto alla sodomizzazione questo dolore è più cristallino. Forse non ti entra nell’anima passando per il buco del culo, ma comunque fa un male cane. Garantito. Comunque tutto dolore meritato. Cara Silvia…

11 Aprile 2000 - In quiete

Sono due giorni che Silvia non si fa viva. Ho avuto tempo per leccarmi un po’ le ferite.
Dopo cena ho acceso lo stereo, ho messo su “In The Flat Field” dei Bauhaus ad un volume da denuncia e mi sono seduto al computer. Notepad… Provo a scrivere qualcosa… Magari una poesia (giornata creativa, eh?):

Ho un collo costruito per portare collari
Polsi cablati per le manette
Gambe docili da inginocchiare
Una lingua mobile per carezzare
Una lingua facile…

Vietami le mani
Vietami la luce
Vietami la voce
Vietami il silenzio
Vietami i pensieri
Vietami il canto
Vietami il giorno
Vietami l’orgasmo

Violenta senza rancore in questa notte di catene
E’ un corpo morbido da predare

Se lo vuoi

Pessima. Posso fare di meglio.

12 Aprile - La frusta

Riguardo alla fustigazione lessi in qualche romanzo erotico che il dolore maggiore sono le prime 4-5 frustate. Poi - diceva il romanzo - in qualche modo ci si abitua; la sensibilità diminuisce,il dolore si attenua, etc… Si, col cavolo! L’idiota che ha scritto questa cosa non l’ha mai provata sulla sua pelle. Fanno male TUTTE, dalla prima all’ultima. Ed è sempre peggio, e ad ogni nuovo colpo le tue suppliche si fanno sempre più rumorose, sempre più striscianti.
Era una furia scatenata Silvia, oggi si è rifatta dei tre giorni d’assenza, e in tre giorni d’assenza della tua Padrona di mancanze “meritevoli di una buona punizione” ne commetti tante, è inevitabile.

Non si attenua proprio un bel niente, per un po’ non commetterò “mancanze meritevoli di una buona punizione”. Dovrò scendere a compromessi con la mia indole anarchica.

13 Aprile - Perversioni catodiche

TV - seconda serata, stanno trasmettendo un reportage sui “nuovi costumi sessuali degli italiani” (sic!) o qualcosa dal genere… Ad un certo punto il discorso si sposta su sadomasochismo, feticismo e compagnia cantante, allora mi faccio più attento. Ecco che il giornalista-presentatore tira fuori il suo asso nella manica: l’intervista allo psicanalista freudiano. Il giornalista-presentatore ostenta a tratti ora un divertimento beota, ora uno sguardo accigliato e carico di preoccupazione. Si rivolge deferente e fasullo allo psicanalista freudiano… E ci dica Professore, ci dica: il sadomasochismo è una malattia?

“Vede - caro giornalista-presentatore - io credo che il sadomaso rappresenti la sessualizzazione di un piacere distruttivo, il piacere per il potere e la sottomissione. In ultima analisi un’esperienza anaffettiva che non ha bisogno di partner con cui stabilire scambi relazionali”…

Cretino.

Non che abbia qualcosa contro la psicanalisi, per carità… Al contrario, io AMO la psicanalisi. La amo proprio di un amore fisico, morboso, sudaticcio… Ogni volta che sento citare Freud mi viene duro. Del resto si tratta pur’sempre di una scienza fondata da un cocainomane. In pratica uno dei più grandi trip del 900. Come si potrebbe non amarla?
Ogni volta che sento parlare uno psicanalista mi viene in mente una sequenza di Blade Runner, quella dove si vede uno dei replicanti ribelli sottoposto a un test psicologico; a un certo punto il replicante alza gli occhi sullo  sbirro-psicologo e gli fa: “mia madre? Sai cosa ti dico di mia madre?”… Io AMO la psicanalisi.

È l’una di notte. Silvia non si à sentita. Click - Fine delle trasmissioni.

14 Aprile - Collari

Il collare in questione è particolare. Non si tratta di uno di quei caratteristici collari sadomaso tutti borchiati e barocchi (carini anche quelli!). In effetti, il termine “collare” è poco appropriato poiché non si chiude intorno al collo…
E’ un laccio, un laccio che si stringe ben saldo alla base del pene. L’altra estremità si stringe al polso della mano destra.
La lunghezza cambia in base al mio tono di voce o al capriccio del momento. Mi lascia così quasi ogni notte. Non è doloroso, però lo senti che c’è. Ha detto che domani vuole portarmi a Porta Portese, ha voglia di compere, monili, anelli o qualche altro gingillo per decorare e segnare il suo schiavo. Devo passarla a prendere domattina alle 8. Puntuale ovviamente. E guai a sgarrare… Ovviamente.

16 Aprile 2000 - Porta Portese

Sbrigati. I mercatini sono tutti uguali. Da Roma a Berlino, da Madrid a Parigi, a Istanbul, a Mosca… Eternamente uguali… Secondo me sono in franchising.
In franchising i marocchini col taffettà con il loro artigianato tipico africano (anche quello in franchising, naturalmente).
In franchising gli hippie di mezza età che vendono incenso.
In franchising le bancarelle di libri usati.
In franchising i tendoni con i mobili in arte povera.
In franchising le saponette biologiche agli angoli della piazza.
In franchising le collane, gli anelli, gli orecchini, le spillette con l’icona della cannabis.
Forse sono in franchising anche i clienti.

ODIO i mercatini, andrebbero rasi al suolo per fare posto alla Grande Distribuzione.
In giro per mercatini… Riflettendoci è una tortura anche questa. Ma sono raffinatezze.

19 Aprile 2000 - Castità

Ho compreso una cosa importante: L’astinenza sessuale forzata è uno strumento di sottomissione e dominio senza pari. Altro che fruste e catene, altro che sodomizzazioni e cera bollente. Non c’è paragone.

“L’inibizione dell’orgasmo, che sia dilatata in lunghi periodi tramite il divieto del rapporto sessuale oppure consumata in sedute brevi e intense, pone il soggetto costretto all’astinenza in stato di eccitazione nervosa e ipersensibilità. E’ il prodromo ideale per disporre a piacimento del sottomesso da parte del Dominante, Master o Mistress, che vede esaltati, nel suo sub, i processi e gli stimoli all’adorazione da parte di questi.”

Appunto.

Certo, scrivere aiuta. Un po’. Magari scrivere pseudo racconti pseudoerotici. Certo, tutto si può sublimare, ma è come il metadone per un eroinomane: minestra riscaldata. Sono convinto che gli scrittori più prolifici non scopino mai abbastanza. Se si scopasse di più la storia della letteratura sarebbe certamente diversa.

Silvia si è trattenuta poco, giusto il tempo necessario a impartire questi nuovi ordini di negazione dell’orgasmo, giusto il tempo per strusciarsi un po’ contro il mio corpo e sentire il mio cazzo indurirsi contro il suo vestitino rosso. È andata via con leggerezza, lasciandomi a combattere con la mia mancata soddisfazione sessuale e il divieto di masturbarmi. Altro che Mogol/Battisti.

23 Aprile 2000 - Mutazioni

Oggi si à fatta leccare. Se ne stava seduta sul divano con indosso una delle mie camice lasciata aperta, le mutandine di cotone e il reggiseno bianco i capelli raccolti in una crocchia. Se ne stava con un piede per terra e l’altro sul divano. Ho baciato e leccato, metodo e devozione.

Quando si è sciolta i capelli e sfilata le mutandine ho capito che mi voleva con la testa tra le sue gambe. È bello essere usati.

Ubbidivo. Strisciando il sesso contro la sua gamba, “come fanno i cani” e mi sentivo davvero così, come un animale. Silvia non esitava certo a ricordarmelo. Lo so che quando mi dice che sono un suo “animaletto” o un suo “oggetto” lo fa solo per umiliarmi, ma la faccenda non cambia. Se sei lì che ti strusci con il cazzo contro la gamba della tua Padrona e sbavi eccitato implorando qualche goccia di orgasmo lo diventi seriamente un oggetto.
Mezzo uomo mezzo cane in calore. Una mutazione, come in quei film di Cronemberg. Altro che Mogol/Battisti.

***

Dopo la Primavera Silvia comprò una frusta nuova, fiammante,ornata di chiodi e nera come il silenzio. Per qualche minuto Studiò il suo nuovo acquisto. Mi ami? Lo valutò, lo annusò, lo soppesò con attenzione… Soddisfatta si diresse verso la figura nuda incatenata da ore al termosifone. Si ma quanto mi ami?

Autore: Nunchago

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